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Fusione di piccoli comuni e miglioramento dei servizi per i cittadini

Il moVimento 5 stelle astigiano in questi giorni sta proponendo alla popolazione e ai  Sindaci di Cortandone, Cortazzone, Maretto, Monale, Montafia, Piea, Roatto, Soglio, Viale e alle Comunità Collinari di Val Triversa, Val Rilate, Alto Astigiano, Unione Versa Astigiano di fondersi per creare un unico grande comune, seguendo l’ esempio di Mortigliengo in provincia di Biella.

Cartina comuni da fondere

Lettera inviata ai Sindaci e e alle Comunità Collinari

Gentili sindaci e amministratori dei comuni e delle comunità collinari, vi scriviamo per invitarvi a riflettere su questa nostra proposta di fusione di piccoli comuni da attuarsi ai sensi del DM n.318/2000 al fine di affrontare insieme e con più incisività le problematiche finanziarie e di gestione dei servizi, che nei prossimi anni aumenteranno a causa della crisi economica e ai conseguenti tagli sui trasferimenti statali che danneggeranno in primis le nostre piccole comunità locali provocandone inevitabilmente invecchiamento e abbandono da parte di giovani famiglie.
Affrontare da soli, o anche tramite i consorzi di comuni, i problemi dei nostri piccoli paesi è ormai una lotta “contro i mulini a vento” e che potrà solo peggiorare nei prossimi anni.

Per questi motivi vogliamo proporre a voi Sindaci e, con incontri pubbilci da noi organizzati sul territorio, ai cittadini di cominciare un percorso partecipato che porti i nostri comuni a fondersi in una sola comunità, più forte e quindi meglio capace di affrontare problemi e implementare le opportunità.

Prendendo spunto dal percorso che ha portato alla nascita di Montiglio Monferrato (nato nel 1998 dalla fusione dei Comuni di Montiglio, Colcavagno e Scandeluzza) e approfondendo la normativa vigente abbiamo appurato che una fusione di comuni non può che portare dei benefici:


1)
trasferimenti statali maggiorati del 20% per un periodo di 10 anni;

2)
amministratori meglio pagati che quindi potranno occuparsi a tempo pieno del territorio (un sindaco che amministra un Comune fino a 1000 abitanti riceve un compenso ridicolo: intorno ai 1.300 euro. Da 1000 a 3000 abitanti si passa a 1.518 euro. Da 3000 a 5000 residenti si arriva a 2.300, da 5000 a 10000 il Sindaco percepisce quasi 3.000 € al mese).
3) i servizi non vengono smantellati, gli uffici rimangono al loro posto. Vengono condivise strumentazioni e procedure. Si risparmia su materiali, attrezzature e organizzazione. Il personale non diminuisce, anzi può specializzarsi ed evitare, come ora, di “fare un po’ di tutto”.

Questi ed altri punti ci piacerebbe condividere con voi prima di farlo con i semplici cittadini. Crediamo che le proposte e le azioni per migliorare la vita delle comunità debbano venire in primis dagli amministratori.

Certi di un vostro positivo riscontro.

Allegato 1
Allegato 2

6 commenti su Fusione di piccoli comuni e miglioramento dei servizi per i cittadini

  • klement

    Con tutti i modelli aziendali portati di peso in politica e amministrazione, l’unica cosa buona che non si è imitata è la fusione di gruppi aziendali.
    Il vero federalismo non è policentrismo autarchico, ma pluralità di livelli con articolazioni. Così facendo, non occorrerà eliminare le province con delirio napoleonico, ma semplicemente i comuni ne avranno meno bisogno. Piuttosto si potrebbe trasformare il COnsiglio provinciale in un’assemblea permanente dei ISndaci, che sono eletti dal popolo e già stipendiati

  • gerry

    Secondo dati ISTAT 2008:
    – I comuni costano circa 81 miliardi annui;
    – Le province costano circa 14 miliardi annui;
    – Le regioni costano circa 181 miliardi.

    Secondo gli studi di Giuseppe Castronovo, autore del libro “L’accorpamento dei piccoli comuni”. La maggior parte dei comuni italiani è di ridotte/ridottissime dimensioni e non possono assicurare i servizi alla cittadinanza, tanto da risultare persino incostituzionali. Castronovo propone fusioni di comuni ad almeno 5.000 abitanti. Fusioni ritenute ineludibili se vogliamo salvare il Paese. Altrimenti ci sarà la bancarotta.

    Anche secondo uno studio di Confindustria di Bergamo del 2010, i comuni vanno accorpati. E, per Confindustria Bergamo, la dimensione ottimale è tra 15 e 18 mila abitante.

    Secondo me la dimensione indicata da Castronovo (almemno 5.000 ab.) è una discreta scelta, che farà diminuire i costi della macchina dello Stato. Purtroppo, detta dimensione è ancora insufficiente per garantire tutti i servizi a tutti i cittadini. Ritengo più ottimale la dimensione elaborata da Confindustria di Bergamo (15 – 18 mila abitanti). Ciò in quanto risiedo in un comune di 12 mila abitanti e in questo comune manca persino una scuola superiore (un tempo c’era l’Agenzia delle Entrate, un ospedale civile e una scuola superiore, ma sono state chiuse e trasferite in altro comune).

    Ora, siccome i servizi costano, e non è pensabile che un piccolo comune si possa permettere di averli tutti (e neppure una gran parte di essi), si può solo ipotizzare che dalla fusione dei comuni si possano ridurre ingenti spese e migliorare i servizi, senza danneggiare i dipendenti, i quali andrebbero ricollocati presso il comune accorpato, mentre nei comuni soppressi possono rimanere (magari in ambienti meglio dimensionati) gli uffici che di accesso al pubblico (soprattutto quelli più anziani).
    Saluti

  • Castronovo Giuseppe

    Amche se il titolo del mio studio parla di “piccoli” Comuni nel corso della tattazione meto in evidenza la necessità che venga fatta un’attemta analisi delle municipalità venutesi a determinare nel corso degli ultimi 50 anni.
    Dobbiamo, ad es., che lungo gli assi viari statali e provinciali si sono sviluppati aggregati urbani di 8/10 mila abitanti distanti tra loro non più di 5 Km. Ebbene, anche queste realtà dovrebbero essere interessate alla mia proposta di accorpamento. 50 anni fa 5 Km. da percorrere potevano rappresentare un problema, oggi no!
    Del resto, anche queste realtà municipali non possono non tener conto delle nuove tecnologie a nostra disposizione e utilizzarle al meglio.
    La mia proposta tiene nella debita considerazione le differenti situazioni geografiche del nostro Paese: se, ad es., in Piemonte si uniscono i tre Comuni situati nella stessa vallata sarà comunque un successo. Bisogna tener conto anche dei collegamenti e dove nevica da novembre a aprile, accorpare comuni situati in vallate diverse non so sino a che punto possa essere utile.In pianura, invece, la maggiore facilità nei collegamenti dovrebbe incoraggiare l’operazione di accorpamento.
    Questa mi sembra una riflessione della quale, a livello legislativo, non si é finora tenuto conto.
    Giuseppe Castronovo

  • Francesco Salasco

    Il sindaco di San Damiano d’Asti (8500 abitanti) non percepisce affatto 3000 euro al mese, ma, stando ai dati resi noti all’indomani delle elezioni comunali del 2009, circa 1300 euro lordi.

  • Castronovo Giuseppe

    Sig. Salasco, mi permetta: il problema dei piccoli Comuni non va affrontato parlando dell’indennità del Sindaco! Parliamo piuttosto di realtà municipali che non riescono ad essere neanche un condominio.
    Pedesina (SO) 29 abitanti!
    Morterone (LC) 30 ” !
    Ha senso (ragionevolezza per la Corte Costituzionale) qualificare con il titolo di “Comune” queste collettività?
    Grazie per l’attenzione
    Giuseppe Castronovo

  • Francesco Salasco

    In questo articolo c’è un’inesattezza, che è giusto riportare:
    “un sindaco che amministra un Comune fino a 1000 abitanti riceve un compenso ridicolo: intorno ai 1.300 euro. Da 1000 a 3000 abitanti si passa a 1.518 euro. Da 3000 a 5000 residenti si arriva a 2.300, da 5000 a 10000 il Sindaco percepisce quasi 3.000 € al mese”
    Non è così perchè l’indennità è decisa dal consiglio comunale e per quel che ne so non arriva certo a quelle cifre: come le ho già detto, il sindaco del mio paese (8500 ab.) prende 1350 euro lordi al mese, non credo che i suoi colleghi di comuni di pari grandezza prendano molto di più.
    Non è mia intenzione affrontare in questa sede il problema dei piccoli comuni: non credo che il web sia congeniale a tale scopo, inoltre gli sprechi vanno combattuti a livello di amministrazione statale (soprattutto ministeriale).