Edifici scolastici di Asti – Quintino Sella

Pubblichiamo la mail e le foto che ci ha inviato una studentessa che frequenta l’istituto Quintino Sella di Asti.

Salve, ho letto l’articolo di qualche giorno fa riguardante le precarie condizioni della succursale dell’ Istituto Monti.

Io frequento l’Istituto Alfieri nella sezione Sella, di conseguenza parlerò di alcune problematiche che si sono crete nella mia scuola. Come ormai è noto i primi di settembre ci è stato impedito il rientro a scuola, visto che il nostro edificio era stato dichiarato inagibile. Dopo alcuni giorni, una serie di ulteriori controlli e alcuni rattoppi provvisori i problemi più gravi sono stati risolti. Ci è, dunque, stato concesso il ritorno in aula a patto che le finestre che si affacciano sull’esterno rimanessero chiuse e ci sono inoltre stati tolti i vetri alle finestre che danno sul corridoio  creando problemi per il rumore e la dispersione del calore. Detto questo, non sono qui per lamentare i problemi strutturali della mia scuola nonostante gli infissi vecchi e i muri scrostati (brutti alla vista, ma non pericolosi), vorrei puntare l’attenzione sui problemi di istruzione.

La famosissima riforma Gelmini, come alcuni sanno, obbliga gli istituti ad avere delle ore non più da 50 minuti ma da 60 riducendo però il n° di ore settimanali. Bene, la riduzione delle ore settimanali è avvenuta per tutte la classi tranne che per noi quinte che continuiamo a fare 35 ore. Questo da vita a un problema, essendo un’istituto professionale un giorno alla settimana facciamo terza area, o meglio facevamo. Una piccola precisazione terza area viene solitamente snobbata in quanto si pensa che si faccia ben poco in quelle ore, ebbene l’anno scorso per il primo anno da molto tempo un nostro professore è riuscito a organizzare un corso in cui si imparava, davvero, e alla fine dei due anni (600 ore) si sarebbe fatto un esame che ci avrebbe assegnato la qualifica di “operatore di paghe e contributi”. All’inizio di quest’anno lo stesso professore si è mobilitato per far ripartire il corso, chiedendo l’autorizzazione alla Provincia, ma gli è stato detto che la provincia non avrebbe finanziato il corso, visto che la riforma non prevedeva più terza area ma un’alternanza scuola lavoro, ma gli è anche stato comunicato che se avesse trovato i fondi la Provincia avrebbe permesso il corso. Il professore altruisticamente( sia chiaro non era ne pagato ne obbligato a fare tutto ciò) è andato alla ricerca di finanziatori esterni come commercialisti, consulenti del lavoro e industriali che considerano la nostra istruzione un investimento nel futuro, al contrario delle Istituzioni. Trovati i fondi il prof ha proposto alla provincia di fare un corso più breve, vista la mancanza di un giorno apposito per la terza area e il ritardo nell’iniziarlo.

Oggi ci ha comunicato che la Provincia non ha accettato questa opzione e quindi dovremo fare altre 200 ore per poter avere la qualifica, questo vuol dire fare 2 rientri a settimana, di 3 ore, da qui a metà maggio e riprendere il corso dopo la maturità e sostenere l’esame a fine luglio.

Siamo in quinta  a giugno dovremo affrontare l’esame  di maturità, essere impegnati due pomeriggi a settimana rischia di farci arrivare all’esame stanchi, e di far, in parte, diminuire i nostri voti. D’altra parte non proseguire terza area vorrebbe dire fare meno di 50 ore di lavoro(come previsto dal Ministero) senza però aver alcun riconoscimento e buttando via le 200 ore di lezione dello scorso anno e le 200 ore di stage fatto gratuitamente nel periodo estivo.

Non so ancora chi di noi sceglierà di continuare coraggiosamente terza area, voglio solo fare un grande ringraziamento alla Gelmini ed alla sua riforma senza di cui non ci saremmo trovati in questa situazione.

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