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Asti a rischio contaminazione nucleare

Qual’è la situazione di Asti rispetto al nucleare?

Asti dista circa 30 Km dalla centrale nucleare di Trino che è entrata in funzione nel 1964 ed è stata spenta nel 1987 subito dopo il referendum. E’ stata in funzione 23 anni, ma ha effettivamente lavorato per poco più di un decennio, in quanto è stata fermata parecchie volte a causa di aggiornamenti di sicurezza e manutenzione varia.

Tanti potrebbero dire che quella centrale è sicura visto che Vercelli non è zona sismica e certamente non corre il rischio di essere colpita da uno tsunami, ma basta per stare tranquilli?

Certamente NO! Anche le centrali Giapponesi erano considerate sicure prima del terremoto e del successivo tsunami  e proprio perché sono gli imprevisti a creare questi gravi incidenti non si può dire che una centrale sia sicura al 100%. Pensiamo anche ad eventi quali atti terroristici o a gravi calamità naturali quali inondazioni o incendi.

Ma qui in Piemonte non dobbiamo neanche attendere “l’imprevisto”,  infatti il nucleare sta già mostrando tutti i suoi problemi. Le scorie prodotte dalla centrale di Trino, 1635 m3 di liquidi radioattivi (l’84% di tutto il materiale radiattivo italiano), sono state stoccate per 40 anni in vasche presso lo stabilimento  Eurex a Saluggia. Se ne decise la rimozione a causa di una perdita della piscina che nel frattempo aveva rilasciato materiale radioattivo nella falda acquifera dalle quali attingono l’acqua i pozzi dell’acquedotto del Monferrato. Ci sono voluti ben 4 anni per riuscire a svuotare tali vasche e per spostare tali liquidi radioattivi nel deposito di Avogadro che a sua volta ha perdite sistematiche che potrebbero contaminare la Dora Baltea ed i pozzi sempre dell’acquedotto del Monferrato che si trovano a soli 2 km.


Visualizza Zone a rischio contaminazione acquedotto del Monferrato Asti in una mappa di dimensioni maggiori
In giallo sono indicati la centrale nucleare di Trino, il centro eurex e il deposito Avogadro a Saluggia.
In Blu i comuni della provincia di Asti serviti dall’ acquedotto del Monferrato.
Elenco dei paesi interessati in provincia di Asti:  Albugnano, Aramengo, Baldichieri, Berzano San Pietro, Calliano, Camerano Casasco, Capriglio, Casorzo, Castagnole M.to, Castell’Alfero, Castellero, Castelnuovo don Bosco, Cerreto, Chiusano d’Asti, Cinaglio, Cocconato, Corsione, Cortandone, Cortanze, Cortazzone, Cossombrato, Cunico, Frinco, Grana, Grazzano Badoglio, Maretto, Moncalvo, Moncucco Torinese, Montechiaro d’Asti, Montemagno, Montiglio M.to, Moransengo, Passerano, Penango, Piea, Pino d’Asti, Piovà Massaia, Portacomaro, Refrancore, Roatto, Robella, Scurzolengo, Asti (fraz. Sessant), Settime, Soglio, Tonco, Tonengo, Viale, Viarigi,   Villa San Secondo

E questo potrebbe non bastare perchè Alba è stata considerata come zona con i requisiti necessari ad ospitare lo stoccaggio delle future scorie radioattive.

Per ora sembra che i valori riscontrati nei pozzi siano nella norma ma basta per stare tranquilli?

E siamo sicuri di voler riprendere la strada del nucleare? Le miniere di uranio si esauriranno in 50-60 anni

Non è forse meglio cercare  fonti rinnovabili per davvero come eolico e solare ?!

La scelta giusta è soprattutto puntare sull’efficenza energetica e l’auto produzione.

Un’abitazione in grado di essere autonoma energeticamente non è dipendente dalla fluttuazione del mercato dell’energia oltre che dai rischi derivanti da una produzione centralizzata ma permette inoltre di sviluppare nei suoi abitanti una presa di coscienza dei loro consumi creando un circolo virtuoso che porta infine ad una drastica riduzione dell’utilizzo quotidiano di energia.

Si potrebbero inoltre creare reti tra abitazioni vicine che si alimentano da fonti energetiche diverse come hanno fatto a Schonau in Germania dove con il risparmio energetico, l’auto-produzione e lo scambio a livello locale si sono resi indipendenti e si sono addirittura staccati dall’Enel tedesca comprando le linee elettriche locali.

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