1. Raccolta fondi per la campagna elettorale del candidato sindaco del Movimento 5 Stelle di Asti Massimo Cerruti

    Asti merita il Massimo! Aiutaci a finanziare la campagna elettorale di Massimo Cerruti.
    2.331 € già donati dei 5.000 € previsti

Al cittadino senza nome

Sig. Fiaccobraccio (le avrei risposto in privato ma vedo che non si firma con nome e cognome, non so dove reperire i suoi contatti) le risposte alle sue domande le trova nel programma del MoVimento5stelleonline da mesi, avrebbe potuto tranquillamente leggerle sul sito www.beppegrillo.it/movimento) e negli atti presentati dai consiglieri (regionali e comunali) del MoVimento eletti un po’ ovunque.

Però, più che chiedere Cosa fate per …questo o quello” (non governiamo ancora da nessuna parte tranne a Parma dove, appena insediatosi, il sindaco5stelle Pizzarotti ha deciso di bloccare la costruzione dell’inceneritore: non male come primo atto, no?) bisognerebbe chiedersi cos’ha fatto chi ha governato prima per causare questa disastrosa situazione economica (e la conseguente nascita di comitati e gruppi di protesta).
Cos’hanno fatto in concreto per combattere l’evasione fiscale, la mafia e il lavoro nero la destra e la sinistra? Sono state entrambe al governo negli ultimi 20 anni eppure l’evasione è sempre alta, l’occupazione è diminuita o è precaria (N.B. il sistema del lavoro “precario” è stato introdotto dalla sinistra e poi peggiorato dalla destra) e i magistrati continuano a non avere i mezzi per indagare su mafia e corruzione.

Il MoVimento5stelle propone un reddito di cittadinanza minimo per tutti i cittadini. Propone un taglio alle pensioni d’oro (massimo 3.500 al mese) e l’introduzione di una pensione minima di 1.000 € al mese . Tagliando altre spese inutili (rimborsi elettorali ai partiti, contributi pubblici ai giornali, stipendi d’oro dei “super manager”, stipendi e vitalizi dei politici, 22 miliardi per il TAV, abolizione delle poltrone politiche/dirigenziali nelle province, 50 miliardi di altrettanti grandi opere inutili previste in Italia nei prossimi anni, 20 miliardi di tagli alle spese militari) si può sopperire a tutti i problemi sociali più gravi.

Però non contano le “promesse” ma i fatti. In Regione ad esempio il consigliere (5 stelle) Davide BONO ha presentato in due anni oltre 80 mozioni, interpellanze, Odg per cercare di contrastare la costruzione dell’inutile linea ad Alta Velocità (oltre naturalmente a presenziare egli stesso ai presidi NoTav in Valsusa). Si chieda invece come votano destra e sinistra. Ad esempio l’8 marzo 2010 in consiglio regionale, su una mozione favorevole al TAV il MoVimento5stelle votò contro, la consigliera di SEL (Monica CERUTTI) risultava “improvvisamente assente” e la consigliera Eleononora ARTESIO (Rifondazione Comunista) non partecipava al voto (probabilmente è stato solo un errore visto che ora sembrano entrambe convintamente NoTav).

Alla sua domanda “Cosa fate per combattere l’abusivismo nell’edilizia?” rispondo anche qui con i fatti: è il mio lavoro di tutti i giorni (davvero).

E’ vero, in piazza non ci siamo mai incontrati. C’eravamo, ma non si notano le nostre bandiere. Non le portiamo mai perchè riteniamo ingiusto che i partiti e i movimenti politici “colorino” le iniziative di associazioni e comitati spontanei. I politici facciano politica nelle istituzioni, con il loro voto e le loro proposte. Son pagati per quello.

Beppe Grillo non ha mai offeso la figura del Presidente della Repubblica (infatti parla spesso bene di Pertini e a volte pure di Ciampi e Scalfaro). Semmai se l’è presa con il Signor Giorgio NAPOLITANO quando ha approvato, senza batter ciglio, tutte le “leggi porcata” (i giornali le chiamano così) e le leggi “ad personam” pro Berlusconi (lei non ha criticato Napolitano per quegli atti?).

Il “Grillo pensiero” non è quello che propone che sia il WEB a produrre una nuova classe dirigente ma quello che propone il WEB come strumento affinchè i cittadini possano partecipare direttamente alle decisioni senza dover per forza mantenere una classe dirigente di 1.000 parlamentari (a 20.000 € al mese ognuno: secondo noi uno stipendio di 3.000 € al mese è più che adeguato).

Le suggerisco, signor Fiaccobraccio, di andarsi a leggere il più arrabbiato discorso politico di tutti i tempi. Quello in cui Pertini diceva “Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato via anche con mazze e pietre”. Noi alle pietre e alle mazze preferiamo il nonviolento WEB e la nonviolenta partecipazione diretta dei cittadini.

Fabio MARTINA

 

1 comment to Al cittadino senza nome

  • Kmatica

    @BraccioFlaccido
    Le ha già risposto abbastanza bene Fabio Martina alle sue domande delle quali non riesce trovare risposte. ma qualora non riuscisse a comprenderne il significato,magari imputabile alle distanze politico-concettuali, le posto una “lettera-confessione” di un frequentatore di piazze come lei, un certo Giorgio Cremaschi, non proprio un provincialotto, il quale nella sua lettera con tanto di lacrime di coccodrillo, mette in luce l’uso strumentale e politico delle fascie più deboli della popolazione – quelle che lei invocava – e nella fattispecie quella degli operai, i quali essendo pragmatici, ne erano consapevoli da diverso tempo e la continua emoraggia di consensi ne è l’effetto e non la causa di tutto ciò.
    Buona lettura.

    LA COSTITUZIONE ESCE DALLE FABBRICHE
    Il 20 maggio 1970 veniva approvato lo statuto dei lavoratori. Allora si disse, usando una frase di Di Vittorio, che la Costituzione varcava finalmente i cancelli dei luoghi di lavoro. Oggi ne esce, con la controriforma del lavoro suggellata dalle dichiarazioni tecnicamente reazionarie della ministra Fornero. Il lavoro non ha più diritti e non è più un diritto, può solo essere il premio di chi vince la competizione selvaggia nel mercato e nella vita.
    Di fronte a questa drammatica sconfitta sento prima di tutto il bisogno di scusarmi per la parte che ho in essa. Tempo fa avevo scritto e detto che di fronte all’ attacco all’articolo 18 avremmo fatto le barricate. Pensavo ancora alla Cgil guidata da Cofferati dieci anni fa e alle rivolte dei sindacati e del popolo greco oggi. Non è stato così, mi sono sbagliato sono stato troppo ottimista. E ora subiamo la più dura sconfitta sindacale dal dopoguerra senza aver combattuto in maniera adeguata.
    Colpa dei lavoratori impauriti e ricattati dalla disoccupazione e dalla precarietà? No, colpa dei dirigenti di quello che una volta definivamo movimento operaio ed in particolare di quelli della Cgil. Non è vero infatti che su questo tema non ci fossero spinte alla mobilitazione. È vero anzi il contrario. A primavera era cresciuto un movimento diffuso nelle fabbriche con adesioni agli scioperi anche di iscritti a Cisl e Uil. C’era stata la manifestazione Fiom del 9 marzo a Roma e quella promossa dal NoDebito a Milano. La Cgil aveva proclamato 16 ore di sciopero. Certo erano ancora avanguardie di massa quelle che si mobilitavano, ma il loro consenso era diffuso e trasversale, maggioritario nel paese.
    Uno sciopero generale della portata delle lotte del 2002 era alla portata ed avrebbe aperto un fronte complessivo con il governo, mettendo in gravi difficoltà Cisl e Uil e ancor di più il partito democratico. Ed è per questo che non si è fatto. La squallida mediazione definita tra i partiti di governo si è trasferita sul progetto di legge, Cisl e Uil hanno accettato e la Cgil ha finito di opporsi. E, fatto ancor più grave, ha accettato la mediazione che cancellava l’articolo 18 facendo finta di aver vinto. A quel punto la prospettiva di una unificazione delle lotte è saltata e anche la Fiom ha drasticamente ridimensionato la propria iniziativa. Il movimento si é quindi ridotto a singole azioni di lotta, da ammirare ringraziare, ma insufficienti a pesare sul quadro politico. Tante fabbriche metalmeccaniche, prime la Same e la Piaggio han continuato eroicamente a scioperare. I sindacati di base hanno generosamente scioperato il 22 scorso. Ma non poteva bastare, tenendo conto anche del terribile regime informativo che censura ogni dissenso mentre ossessivamente grida: viva Monti, viva l’euro, viva il rigore.
    La giornata del voto ha così rappresentato la sconfitta. Con poche centinaia di persone davanti Montecitorio divise a metà, e con gli organizzatori della Cgil che mettevano la musica rock ad alto volume per coprire le voci dell’assemblea spontanea che si stava svolgendo in una parte della piazza.
    Sì io sento il bisogno di scusarmi per questa sconfitta e per come è maturata, anche se credo di aver fatto tutto quello di cui sono capace per impedire che le cose andassero così.
    Ora abbiamo il modello Marchionne esteso a tutto il mondo del lavoro e dobbiamo ricostruire potere e forza. Non sarà facile ma ci dobbiamo provare, ancor di più noi che siamo consapevoli della portata di questa sconfitta. Senza fare sconti a chi ne è più responsabile nel sindacato, e senza dimenticare mai più la colpa di monti e del Pd che lo sostiene. Dei quali dovremo essere solo intransigenti avversari.

    Giorgio Cremaschi

    (28 giugno 2012)