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Asti: Nessun referendum cittadino su temi che sono stati inseriti nel programma del sindaco in carica.

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Referendum cittadino: no all’istanza del M5S.

Durante l’ultimo Consiglio comunale è stata discussa la proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle che chiedeva di modificare lo Statuto, in particolare il comma 4, articolo 31, in cui è scritto che “non possono costituire oggetto di referendum gli indirizzi espressi nel programma elettorale del sindaco in carica”.

«Stando così le cose, quella clausola può essere utilizzata per negare ai cittadini il diritto di esprimersi su qualsiasi argomento menzionato nel manifesto elettorale» commenta la pentastellata Marcella Serpa dopo la bocciatura da parte della maggioranza. Senza dubbio il riferimento dei Cinque Stelle è al teleriscaldamento, progetto bocciato in Conferenza dei Servizi qualche giorno fa, su cui il fronte del no aveva raccolto numerose firme tra i cittadini per chiedere al sindaco di indire un referendum affinché gli astigiani potessero esprimersi sul tema. Nel programma elettorale di Brignolo, “Progetto per Asti” pubblicato nel 2012 in vista delle amministrative, il teleriscaldamento è citato al punto, “Prima di tutto il lavoro”: “Investimenti nel settore dell’energia, del teleriscaldamento, delle fonti rinnovabili, oltre ad essere occasioni di lavoro in sé, ad oggi non attivate, e oltre ad essere opportunità per il Comune di introito di risorse economiche e risparmio di spesa, possono fornire al sistema delle imprese energia e calore a costi concorrenziali, il tutto con un saldo ambientale positivo”.

www.lanuovaprovincia.it/pages/referendum-cittadino-no-allistanza-del-m5s-35441.html

Il M5S incontra gli astigiani per parlare del decreto legge sulle Banche di Credito Cooperativo

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Il M5S incontra gli astigiani per parlare del decreto legge sulle Bcc Venerdì, 1 aprile, il Movimento 5 Stelle di Asti organizza un incontro che verterà sulle conseguenze del decreto legge sulle Bcc, ovvero le Banche di Credito Cooperativo.

“Si spiegherà quale menù avvelenato contenga: lo smantellamento delle Bcc, la toppa dello Stato per le malefatte dei banchieri che vengono rimesse sul mercato sotto forma di cartolarizzazioni, la reintroduzione dell’anatocismo per legge – commentano dal M5S -. Si spiegherà, inoltre, come verrà limitata la possibilità dei cittadini di accedere al credito, di aprire un’impresa o di mandarla avanti, come  si agevoleranno i grandi gruppi bancari contro il credito solidaristico di prossimità e di territorio.  In definitiva il triste trionfo del modello ‘Banca Spa’ uccidendo la “biodiversità” del sistema in nome della semplificazione forzata”.

L’incontro avverrà nella sala consigliare del Palazzo della Provincia, piazza Alfieri, alle 21. Interverranno Daniele Pesco e Ferdinando Alberti, portavoce alla Camera del M5S.

Il nuovo piano di illuminazione pubblica: un affare per chi?

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Errare umano è ma perseverare è diabolico, sostenevano gli antichi…
La Giunta Comunale ci ricasca e, come successo spesso altre volte, con delibera dello scorso venti novembre, intende decidere le sorti della nostra città senza affrontare un percorso di discussione e condivisione né con i cittadini e tantomeno con i loro rappresentanti in Consiglio.
Questa volta la partita è davvero pesante e occorre davvero “fare luce” sul progetto di sostituzione di qualcosa come oltre ottomila punti di illuminazione pubblica dislocati in tutta la città e l’affidamento della totale gestione dei consumi nonché delle manutenzioni ordinarie e straordinarie senza una gara ad evidenza pubblica.
A sollevare la gravità della situazione, i Consiglieri del M5S mediante una articolata e circostanziata interpellanza che sottolinea come l’introduzione dell’illuminazione a LED ad Asti, se fatta a dovere, costituirebbe una importante opportunità per i cittadini e per i bilanci economici degli anni a venire.
Il Sindaco invece, dopo aver tentato di svendere ai privati la gestione del calore degli astigiani, a distanza di poco intende fare lo stesso con l’elettricità accettando una proposta di concessione addirittura di 25 anni sempre a favore della stessa società AEC SpA, per tramite della municipalizzata ASP.
Come citato nella stessa delibera, la tecnologia a led garantisce infatti lunga durata, ridotta manutenzione e, cosa altrettanto importante, drastico abbattimento del consumo di energia elettrica con ovvi vantaggi sotto il profilo sia economico e ambientale. E allora ci si chiede come mai a fronte di un previsto risparmio annuo fra costi di consumo, manutenzione e gestione che si attesterebbe sui 490.000 euro solamente una parte irrisoria andrebbe al Comune mentre tutto il resto entrerebbe alla voce ricavi della società proponente.
I conti non tornano proprio; come si giustifica infatti l’esiguo vantaggio economico proposto al Comune di Asti (12,5% di risparmio sull’importo odierno), in rapporto al reale risparmio che si realizzerebbe a favore dei privati che, sulla base dei dati comunicati dal proponente e di altri interventi simili, risulterebbe dall’ordine almeno del 40%, sino ad arrivare al 70% con la dovuta regolazione del flusso luminoso nelle ore notturne?

Soprattutto non convince il piano d’affari presentato e non si reputa giustificato l’importo esorbitante dell’investimento complessivo stimato con particolare riferimento ai costi di investimento iniziale, di messa a norma, di acquisto degli apparecchi illuminanti, della progettazione e dell’acquisto dell’energia elettrica che sembrano non essere in linea con i più convenienti valori di mercato ottenuti da altre solerti amministrazioni.

I numeri fanno insorgere il forte sospetto di costi gonfiati al fine di procurare lauti guadagni alla concessionaria, quando nell’interesse della collettività si sarebbe potuto ottenere un sensibile risparmio a seguito di una gara pubblica oppure accedere ad un finanziamento, magari con istituti di credito cittadini, che avrebbe consentito al Comune di provvedere autonomamente alla sostituzione progressiva dei lampioni più vecchi con nuovi a LED. Si sarebbe infatti instaurato un meccanismo virtuoso a costo zero grazie agli immediati risparmi, senza legare rigidamente mani e piedi i bilanci della nostra città per una generazione intera a tariffe antieconomiche procurando ancora una volta un grave danno per le tasche di tutti i cittadini astigiani presenti e futuri.
Come si vede, Natale è tempo di regali ma non per i cittadini…

Massimo Cerruti

Il progetto insostenibile di teleriscaldamento ad Asti, tra affermazioni propagandistiche e generici rapporti in conflitto di interessi.

TLR_Martelli_30_10_2015Pronto un esposto-segnalazione dei Consiglieri Comunali del M5S all’Autorità Nazionale Anticorruzione. Troppe le criticità evidenziate dai tecnici del “Comitato NO teleriscaldamento” e confermate dalla Provincia nella Valutazione di Impatto Ambientale.

Al partecipato incontro del 30 ottobre, organizzato dal Movimento 5 Stelle nel Palazzo della Provincia di Asti, si è nuovamente risposto alla propaganda ed alle strumentalizzazioni ‘pro-teleriscaldamento’ di questi ultimi mesi con dati ed osservazioni che sono anche state presentate dai tecnici del Comitato ‘No Teleriscaldamento ad Asti’ alla Provincia nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale, a disamina della documentazione progettuale presentata dal proponente, AEC – Asti Energia e Calore SpA.

I tecnici del Comitato No Teleriscaldamento, l’Ing. Massimo Cerruti ed il Perito nucleare Pierpaolo De Fina, hanno dato il via alla serata illustrando tali osservazioni e ribattendo quindi implicitamente alle tematiche della propaganda di AEC.  Ecco alcune delle recenti affermazioni ‘pro-teleriscaldamento’ che sono state facilmente confutate fornendo dati tecnici incontrovertibili, considerazioni di semplice buonsenso ed esempi di teleriscaldamento già operanti in Italia:

Affermazione Propagandistica: “Sarà sempre possibile cambiare”, “C’è un preciso impegno che obbliga a praticare sempre tariffe uguali ai nuovi ed ai vecchi contratti”, “Le tariffe dovranno essere necessariamente concorrenziali, altrimenti perderemmo il cliente”, Tutto questo a prezzi più bassi di quelli attuali di mercato”.
Realtà dei fatti: Il teleriscaldamento dà al gestore dell’impianto il monopolio assoluto, in quanto nessun altro soggetto potrebbe fornire quel servizio. Le tariffe di vendita non godrebbero di alcun controllo garantito dal mercato, non esistendo ancora normative precise e dettagliate atte a tutelare i clienti finali.  Le bollette potrebbero quindi, dopo il primo brevissimo periodo iniziale, raggiungere delle cifre considerevoli e superiori a quelle del metano, come già verificatosi in varie località italiane quali  Rimini, Piacenza, Reggio Emilia, Alba, Torino, Bergamo, ecc.  Il gestore non corre nessun rischio di perdere il cliente: essendo gestori unici dell’impianto, non è possibile cambiare gestore se non si è soddisfatti del servizio offerto. Risulterebbe inoltre estremamente difficile staccarsi in toto anche per il Comune ed anche in caso di subentrati ‘comprovati motivi di pubblico interesse’, dato che le altissime penali coinvolte, che andrebbero a pagare tutti i cittadini, rendono tale distacco praticamente impossibile e scellerato. Anche il fatto di promettere di mantenere le tariffe uguali per i vecchi e nuovi clienti non è certo una garanzia di tariffe basse o concorrenziali, come mostrano le brutte esperienze, riportate in abbondanza dai mass media, relative a bollette con importi alle stelle in varie città italiane teleriscaldate.

Affermazione Propogandistica: “Rispetto ad oggi il risparmio in bolletta sarà tra il 5% e il 10%”.
Realtà dei fatti: Originariamente la propaganda del ‘bello a tutti i costi’ del Comune di Asti menzionava un risparmio del 6 – 8%. Poi vista la malaparata, il dato è stato allargato da AEC al 5 – 10%. Comunque, anche se si riuscisse nel migliore dei casi ad arrivare al 10%, tale percentuale sarebbe appena equivalente all’agevolazione fiscale dell’IVA ridotta del 10%.  Quindi rimarrebbe comunque un danno sociale esteso a tutti i cittadini, anche quelli che non  usufruiscono del servizio di teleriscaldamento, perché il  costo  degli  sconti  fiscali, di cui beneficiano in gran parte solo i gestori, va poi a ricadere su tutta la collettività.

Affermazione propagandistica: “E’ una centrale che brucerà esclusivamente gas metano”
Realtà dei fatti: Come da progetto presentato da AEC alla Provincia nell’ambito della VIA, risulta evidente che ci sarà anche un inquinamento aggiuntivo dovuto ai motori sostitutivi ad olio combustibile che entreranno in funzione in caso di manutenzione,  guasti (che non sono affatto rari, se si guarda alle esperienze di altri impianti in varie città d’Italia) o altro che possono verificarsi nella centrale di teleriscaldamento. E’ risaputo che l’olio combustibile è pericolosamente inquinante. Nel 2004 uno studio di Arpa Lombardia ha dimostrato che l’olio combustibile comporta emissioni inquinanti molto maggiori di quelle del gas naturale e del gasolio, gravemente nocive per l’ambiente e per la salute. In particolare, le polveri fini emesse dall’uso dell’olio sono fino a 100 volte superiori a quelle del metano e fino a 10 volte a quelle del gasolio; l’anidride solforosa è emessa in quantitativi 300 volte superiori a quelli del gas naturale e fino al 50% superiori al gasolio; gli ossidi di azoto emessi dall’olio sono in misura da tre a sette volte superiori al metano e da due a tre volte superiori al gasolio; i metalli pesanti, in particolare il nickel, presente in maniera significativa nell’olio combustibile, sono composti di provata tossicità per l’organismo umano e, più in generale, per gli ecosistemi; l’anidride carbonica, principale gas ad effetto serra, è emessa in quantitativi superiori dalla combustione dell’olio combustibile rispetto al gasolio, ma soprattutto rispetto al gas naturale. Nello stesso anno anche il “Rapporto intermedio” del Ministero dell’Ambiente confermava la validità di questi dati.

Affermazione Propagandistica: “Si produrrà calore per riscaldare inizialmente 500 condominii”
Realtà dei fatti: Il progetto presentato dall’AEC per la VIA non mostra che sia stata fatto alcuna indagine mirata ad accertarsi che inizialmente potranno allacciare 500 condominii in Asti. Quindi su che cosa basano questa loro certezza incrollabile ed i relativi calcoli? E se non se ne allacceranno 500, ma solo 50? O solo 5? Che succederà ai loro costi? E chi pagherà le conseguenze dei mancati guadagni?

Affermazione Propagandistica: “Si annullano i costi di manutenzione delle caldaie condominiali”
Realtà dei fatti: L’impianto a valle dello scambiatore rimane sempre lo stesso, così come rimane per i condominii l’obbligo del terzo responsabile dell’esercizio e della relativa manutenzione (D.P.R. 74/2013).
Limitandosi a considerare solo la manutenzione delle caldaie si omette di citare il fatto che molte delle spese fisse per la gestione dell’impianto di riscaldamento condominiale resteranno le stesse.

Affermazione Propagandistica: “Abbatterà l’inquinamento”, “E’ falso che all’ospedale sarà concentrato l’inquinamento, anzi è vero il contrario”, “Con il nuovo impianto poi sparirà anche ‘l’effetto galaverna’ che d’inverno imbianca la zona”
Realtà dei fatti: In aggiunta al sopra citato inquinamento da olio combustibile, in base ai dati comunicati pubblicamente dal proponente, il progetto non è sostenibile da un punto di vista di efficienza energetica e conseguentemente di inquinamento ambientale, potendosi calcolare un fattore di conversione dell’energia termica in energia primaria superiore a 1, che configura uno spreco di energia e quindi di inquinamento.  Inoltre l’impianto di teleriscaldamento produrrebbe un inquinamento aggiuntivo e non sostitutivo di quello attuale, per di più per tutto l’anno e non soltanto nei mesi in cui si riscaldano le abitazioni.   Sussiste inoltre il rischio di inquinare di più ma in maniera concentrata (come anche indicato dal Sindaco nella sua Relazione in Delibera no. 518 del 19/11/2014), per non parlare dell’ulteriore grave aspetto da non sottovalutare relativo alla ricaduta nell’area circostante di sostanze nocive quali l’urea che viene utilizzata durante i processi necessari per l’abbattimento degli inquinanti come il NOx, che si trasforma in ammoniaca con il rischio di provocare una sorta di parziale desertificazione della vegetazione circostante oltreché seri rischi per l’incolumità delle persone, così come già verificatosi in prossimità di altri impianti già in opera, ciò per buona pace del menzionato attuale ‘effetto galaverna’. Inoltre, nello stesso progetto per la VIA, AEC  ammette che le concentrazioni di monossido di carbonio diventano quasi 6 volte tanto nella zona dell’ospedale: “Nell’ambito ristretto dell’ospedale, per quanto concerne il CO: si evidenzia un incremento dell’emissione localizzata di tale inquinante, emesso in fase ante operam dalla centrale termica dell’ospedale in quantità pari a 0,515 tonn/anno e in fase post operam in quantità pari a 2,952 tonn/anno.” Quindi affermare che questo progetto abbatterà l’inquinamento è ovviamente a dir poco azzardato:  AEC sembra ignorare di continuo che ad Asti l’inquinamento cittadino è causato principalmente dal benzene e cioè dalla circolazione veicolare e non certo dal riscaldamento degli edifici.

A quanto sopra, bisogna anche aggiungere che il teleriscaldamento è ormai una tecnologia vecchia che risale a metà del 1800, (non è altro che acqua calda che passa attraverso dei tubi) molto meno efficiente delle moderne caldaie a condensazione. Inoltre, anche il Sindaco nella sua Relazione in Delibera no. 518 ricorda che proprio ad “Asti a partire dagli anni ’80  è stata invece operata la metanizzazione del territorio, ormai prossima alla saturazione, e a decorrere dalla fine degli ani ’90 gran parte delle caldaie condominiali sono state progressivamente adeguate (per esempio con impianti a condensazione) per aumentare l’efficienza, con economia di funzionamento ed effetti inquinanti molto inferiori ai sistemi precedenti, per cui il rischio che si correrebbe con la centrale di teleriscaldamento sarebbe quello di inquinare di più ma in maniera concentrata“. Quindi in una botta sola il Sindaco ci conferma che ad Asti questo progetto non ha ragione d’essere perché ad Asti c’è ormai una stragrande maggioranza di caldaie a condensazione molto più performanti e molto meno inquinanti del teleriscaldamento e che il teleriscaldamento inquinerebbe di più ed in maniera concentrata. Cosa risponde AEC a tali affermazioni del Sindaco, che però guarda caso assieme a 4 assessori (a proposito: che ne pensano ora di tutto ciò questi quattro signori?), ha approvato la Delibera per dare il via al progetto di teleriscaldamento?

Non scordiamoci neppure le inevitabili perdite di calore lungo i molti chilometri della rete di distribuzione (vedi l’esperienza di Brescia): una recente affermazione propagandistica azzardata ora stila solo all’1% circa tali perdite, quando la realtà di altre località italiane è ben diversa e mostra percentuali molto più alte.

Il Consigliere Comunale Davide Giargia, Capogruppo del M5S di Asti, ha spiegato con il supporto di slides quali sono tutte le entità societarie coinvolte direttamente o indirettamente in questo progetto di teleriscaldamento, evidenziando le posizioni dei vari amministratori delegati o componenti i consigli di amministrazione che spesso ricoprono ruoli in due o più società collegate, che hanno a loro volta varie ramificazioni in altre società che oltre ad occuparsi del business dell’energia e del calore estendono le proprie mire espansionistiche ed egemoniche ad altri campi: dal settore delle costruzioni, a quello del trasporto, della logistica, dell’ingegneria, delle telecomunicazioni, ecc. Davide Giargia ha inoltre ricordato il ruolo di IREN SpA in questo specifico progetto di teleriscaldamento, citando il comunicato stampa del gruppo IREN con i dati societari al 31/12/2014, che riporta un indebitamento finanziario netto pari a 2.286 milioni di Euro.

Giargia ha voluto anche affrontare il tema del tormentone del rapporto di Legambiente nazionale del dicembre 2014 dal titolo “Il Teleriscaldamento in Italia” stilato in collaborazione con AIRU ed usato a scopi commercial-propagandistici sia dal Sindaco di Asti che da AEC SpA per far credere che tale tecnologia abbia solo lati positivi e possa essere applicata sempre senza problemi. Giargia ha voluto sottolineare che AIRU (Associazione Italiana Riscaldamento Urbano) vanta tra i propri soci anche i gestori dei sistemi di teleriscaldamento. Si è quindi concluso che questo ‘rapporto’ (53 pagine), dal sottotitolo “Stato attuale e potenzialità di sviluppo – Scenario dei benefici energetici ed ambientali”, non può essere ritenuto indipendente e bilanciato, bensì incompleto perché si limita a citare solo presunti ‘benefici energetici ed ambientali’, senza però considerare tutte le numerosissime e risapute criticità e rischi che questa tecnologia comporta ‘sul campo’. I circoli locali di Legambiente hanno risposto alla propaganda di AEC facendo presente che a pagina 9 del rapporto viene indicato “E’ evidente che l’analisi appresso riportata è del tutto preliminare, propedeutica all’individuazione dei progetti specifici e delle “aree teleriscaldabili”, che invece presuppongono una analisi puntuale del territorio urbano interessato e delle infrastrutture energetiche su di esso localizzate”. E’ però indubbio che tale affermazione molto generica di 3 righe, in un documento di 53 pagine che elenca solo i presunti benefici ed i vantaggi di questa tecnologia, svanisce e viene decontestualizzata.  Al contempo, la propaganda dei proponenti usa tutto questo rapporto in modo strumentale per far credere di avere una sorta di ‘benestare’ da un’organizzazione ambientalista, ignorando puntualmente il fatto che le realtà locali sono spesso ben lontane dai dati puramente teorici. A rincarare la dose della ‘bellezza’ di questa tecnologia c’è però anche un altro rapporto di Legambiente ancora più recente, e cioè “Mal’Aria 2015” del 30 gennaio 2015, in cui viene nuovamente ripreso l’argomento del TLR, per esempio a pagina 6, con la frase “Su questo è necessaria la sostituzione dei vecchi impianti con dispositivi efficienti e sistemi, quali il teleriscaldamento, che consentono di abbattere di molto le emissioni di inquinanti in atmosfera.”, ed a pagina 17: “Vantaggi ancora migliori si possono avere infine con la distribuzione e la diffusione di impianti di teleriscaldamento, che permettono di migliorare l’efficienza energetica dei singoli impianti condominiali, ancora oggi molto diffusi, e al tempo stesso abbattere le emissioni attraverso impianti centralizzati e controllati (si veda il rapporto di Legambiente e Airu “Il teleriscaldamento in Italia” dicembre 2014).”  Purtroppo, finché i circoli locali di Legambiente continueranno a schierarsi giustamente a difesa degli interessi dei cittadini quando vengono danneggiati da progetti di TLR insostenibili, ma al contempo i proponenti tali progetti continuano pedissequamente a citare i rapporti di Legambiente nazionale per tentare di convincere l’opinione pubblica della bontà ‘a prescindere’ di questa tecnologia, sussisterà malauguratamente un dannosissimo cortocircuito mediatico, nel quale l’ultima parola a cui i mass media poi fanno riferimento è sempre quella di Legambiente nazionale, ignorando puntualmente quanto invece viene dichiarato dai circoli locali con critiche anche molto dure ai singoli progetti. Il Comitato ‘No Teleriscaldamento’ auspica quindi che a breve, magari proprio in occasione della ripresentazione della VIA richiesta dalla Provincia di Asti al proponente,  anche Legambiente nazionale si faccia carico di analizzare direttamente i singoli progetti locali per emettere uno specifico rapporto ufficiale o che, in alternativa, sottoscriva una volta e per tutte quanto tecnicamente affermato dai propri circoli locali di Valtriversa ed Asti, che hanno già presentato critiche tecniche molto mirate e dettagliate ai dati indicati nel progetto sottoposto alla VIA. Tale presa di posizione sarà l’unico modo per porre fine a questa ‘schizofrenia mediatica’ che ha come risultato quello di ostacolare in modo molto marcato tutte le realtà locali che con comitati, associazioni, professionisti, tecnici e cittadini combattono contro i progetti insostenibili di TLR. Una comunicazione chiara ed univoca si rende indispensabile, soprattutto quando arriva da organizzazioni ambientaliste che almeno teoricamente devono aiutare i cittadini a barcamenarsi tra le varie insidie dei progetti insostenibili a stampo lobbistico-politico, allo scopo di aiutarli a difendersi dagli stessi prima che ne subiscano danni spesso irrimediabili.

Per quanto riguarda il coinvolgimento della ASL di Asti in tale progetto, negli ultimi giorni si è esultato per il fatto che durante la Conferenza dei Servizi del 27 ottobre è stata rimarcata dal rappresentante incaricato dalla ASL Giuseppe Allegro, la criticità del titolo di proprietà non ancora in possesso del proponente AEC.  E’ stata però ignorata l’importanza di un’altra dichiarazione fatta in tale occasione dal rappresentante ASL e motivata dalla necessità di evitare presunti conflitti di interessi segnalati da un’associazione locale: “…noi  non  abbiamo  nessunissimo  problema  a  tirarci  indietro  consegnando l’istruttoria a un’altra ASL, per esempio abbiamo l’accordo con l’ASL di Cuneo che potrebbe seguire eventualmente la parte rimanente dell’istruttoria…“. Anche questa  azione, come quella iniziale di non volersi impegnare da subito non concedendo la disponibilità formale dell’area ma concedendo il nulla-osta per la VIA,  sembra voler considerare la scappatoia fornitagli da questa associazione non meglio specificata, al fine di scaricare su altri soggetti la responsabilità diretta di una decisione così grave e per certi versi irreparabile. Inoltre il rappresentante dell’ASL, sottolinea che: “(…) a parere di questo SISP – Servizio di Igiene e Sanità Pubblica – la struttura in oggetto è da classificare come industria insalubre di prima classe (…)”.

Dopo la dettagliata analisi delle criticità di questo progetto fatta dai due tecnici del Comitato, è intervenuto il Senatore del Movimento 5 Stelle Carlo Martelli, Vicepresidente della Commissione permanente Territorio – Ambiente – Beni ambientali, nonché membro della ‘Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esso correlate’. Martelli ha esordito chiedendo al pubblico: “Io penso che dopo quanto presentato nessuno dovrebbe avere dei dubbi che questa cosa qui sia una fregatura. C’è per caso qualcuno che ha ancora qualche dubbio?”. Il senatore ha poi aggiunto che uno dei motivi per cui si fanno questi progetti di teleriscaldamento è il titolo di efficienza energetica: se si dimostra che si produce almeno un po’ di energia elettrica per poter affermare di fare ‘cogenerazione’, allora si ha diritto a questo titolo (chiamato anche certificato bianco) che premierebbe il mancato consumo di risorse primarie e che dà l’accesso a vantaggi economici. Ha inoltre sottilineato il fatto che un teleriscaldamento che dura 30 anni disincentiva l’efficientamento energetico: perché si dovrebbe per esempio coibentare con costi aggiuntivi extra, quando in bolletta non si vede poi alcun risparmio? Il Sen. Martelli ha poi illustrato la politica energetica del M5S, che sottolinea innanzitutto quanto le inefficienze e gli sprechi attuali non siano più accettabili né tecnologicamente, né economicamente, sia per gli effetti devastanti sull’ambiente, sia perché accelerano l’esaurimento delle risorse fossili (petrolio e carbone) ormai ridotte al lumicino. Per accrescere l’offerta di energia elettrica non è necessario costruire nuove centrali, ma promuovere l’uso razionale delle risorse, aumentando al contempo l’efficienza con cui l’energia viene prodotta per andare verso la direzione di uno sviluppo sempre più sostenibile, meno impattante e ad ‘emissioni zero’. Tale politica energetica mira inoltre a ridurre le emissioni di CO2 e ad incentivare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili quali il solare termico (senza consumo di suolo ma sfruttando le superfici dei tetti per installare pannelli solari fotovoltaici) e l’energia eolica: quest’ultima migliorando i parchi eolici già esistenti.

La Consigliera Comunale M5S, Marcella Serpa, ha menzionato la recente notizia dell’intenzione da parte del  Comune e della Provincia di Asti di costruire  una  “scuola  innovativa” e cioè un grosso complesso scolastico per 2000 studenti (del liceo Monti e del Castigliano),  guarda caso sempre vicino all’ospedale,  in  un’area  decisamente non  idonea. Il trasferimento di due scuole importanti creerebbe un ulteriore impoverimento del centro cittadino, che ha già subito la chiusura di vari importanti servizi. Anche qui il Sindaco sembra volersi rimangiare gli impegni presi in campagna elettorale, e cioè quelli di evitare il  consumo di suolo e di impegnarsi a riutilizzare le strutture  vuote. Tale scelta solleva inoltre legittimi dubbi circa il fatto che possa essere stata dettata dall’esigenza di procacciare un altro potenziale grosso cliente al servizio del progetto di teleriscaldamento.

E’ anche intervenuto l’Avvocato Alberto Pasta, che ha annunciato di aver appena completato un esposto- segnalazione che la prossima settimana i Consiglieri Comunali del M5S firmeranno e consegneranno all’Autorità Nazionale Anticorruzione. Il motivo di tale esposto si evidenzia nella criticità, creatasi all’origine di questo progetto, e cioè nella famosa delibera che ha autorizzato un appalto all’ASP anziché indire una gara su tutto il progetto, obbligatoria in base alla legge italiana. Il M5S ritiene che ciò sia stato fatto in odio alla legge italiana, che prevede appunto che questi progetti debbano essere messi a gara. Praticamente, il Comune appalta all’ASP, la quale subappalta ad AEC (la nuova società da poco costituitasi), la quale a sua volta mette a bando con evidenza pubblica solo il 28% a chi si presenterà e farà l’offerta.

Il Comitato ‘No Teleriscaldamento’ sottolinea che il succitato esposto si aggiunge a quello risalente allo scorso mese di giugno fatto da alcuni cittadini alla Magistratura di Asti.

Infine, il Comitato ha aggiornato il pubblico presente sul fatto che la ‘Rete dei Comitati Contro il Teleriscaldamento Insostenibile’, da esso creata per condividere queste problematiche a livello politico nazionale, ha il piacere di includere, oltre ai già presenti comitati di Alessandria, Asti, Chivasso (TO), Nichelino (TO), Rozzano (MI), anche il Comitato Ambiente Brescia e l’organizzazione Energ-etica di Brescia. La Rete si sta sempre più espandendo, proprio perché tali e tanti sono ormai in Italia i progetti insostenibili di questo tipo, che non ci si può più esimere dall’intraprendere anche un’azione di contrasto a livello politico su base nazionale.

L’onorevole del M5S Paolo Romano ha ringraziato tutti i presenti per gli interventi molto esaustivi, auspicando un sempre maggiore coinvolgimento dei cittadini, anche supportando il M5S, per poter aiutare a risolvere tutti i problemi come questi che danneggiano la società italiana.

Il Comitato ‘No Teleriscaldamento’ ed i suoi rappresentanti, ribadiscono quindi che questo progetto insostenibile  deve essere bloccato proprio dal Sindaco di Asti anche a fronte dei gravissimi rischi da lui stesso messi nero su bianco. Il Sindaco deve assumersi le proprie responsabilità, fare gli interessi della popolazione, affrontare questo argomento a livello nazionale con i suoi interlocutori di Governo per spingerli a bloccare un progetto di cui, se mai realizzato, ne pagherebbero poi le conseguenze per i decenni a venire tutti i cittadini di Asti.

Asti, 01 novembre 2015

Teleriscaldamento, il Senatore Carlo MARTELLI (M5s) stasera ad Asti

Il progetto insostenibile del Teleriscaldamento ad Asti

Serata di informazione e dibattiti per capire di più di uno degli argomenti più importanti del momento: moderatori e relatori PIERPAOLO DE FINA (perito nucleare) e l’Ingegnere MASSIMO CERRUTI. Interverranno tra gli altri i consiglieri M5S astigiani MARCELLA SERPA e DAVIDE GIARGIA, nonchè il deputato PAOLO ROMANO.
Gradito ospite della serata il Senatore CARLO MARTELLI, vicepresidente della Commissione permanente Territorio – Ambiente – Beni ambientali (nonchè membro della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esso correlate).

Ci vediamo nella sala consiliare del Palazzo della Provincia di Asti stasera, venerdì 30 ottobre alle ore 21.